Oscure figure, incappucciati neri che si muovono senza il minimo rumore, vagano tra la gente senza esser notati mai. I loro mantelli neri li ricoprono completamente tanto da rendere impossibiile intuire sotto di essi la forma di alcun corpo umano. Nascondimento della forma dà luogo a quell’ ambiguità (ancora, il concetto di unheimliche) che terrorizza, mistero che inquieta. Privi di forma e di rumore: se l’essere è la percezione (esse est percipit di David Hume) queste figure sono il non essere par excellance. Sono esse stesse una forma del divenire in quanto, privati della possibilità di essere fissati e dunque riconosciuti in una forma specifica, rimangono aleatoriamente sospesi in uno stato di perenne transeunticità.

Egon Schiele, La morte e la fanciulla

Un perpetuo divenire, dunque,che tuttavia non consiste in alcunchè di fisico o di spazio-temporale ma in un divenire costante  della percezione da parte del soggetto percepiente. In altre parole, l’impossibilità di fissarne una forma consistente con il pregresso bagaglio di forme esperite, fa apparire queste Ombre come soggette ad un costante mutamento formale. In fondo, se si pensa al mantello in sè, svolazzante nel vento, in ogni istante in cui esso dovesse venir percepito, apparirebbe costantemente cangiante, fluttuante come i lembi della materia di cui è composto. Figure dunque ineffabili e che, salvo occasioni particolari, specialmente di notte, passano ogni giorno sotto gli occhi di decine di spettatori del tutto inosservate.

Arnold Boecklin, Deposizione

Diverse, strane ed oscure, le Ombre vi sfiorano continuamente, miei cari percepienti, ma l’estraneità della loro forma ai vostri canoni (alle vostre pregresse esperienze ben formate) vi lasciano indifferenti al loro silenzioso passaggio. Solamente chi abbia ridestato il proprio desiderio di insperato potrà osservare e sentirle, potrà registrare il passaggio d’esse sulla propria pelle, magari trovando il tocco di quei mantelli particolarmente eccitanti e desiderando d’essere avvolti, in un abbraccio, ,in quel nero sublime fino, un giorno, poter guardare negli occhi quelle ombre e sentire che il loro bacio è forse più caldo di quei neri mantelli …

Ferdinand Hodler, La notte

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