Nel 1861 uno strano saggio venne pubblicato. Opera dell’antropologo e sociologo svizzero Johann Jakob Bachofen, "Il diritto materno" presentò alla comunità scientifica ed universitaria internazionale, nuove tesi inerenti lo sviluppo delle società preistoriche. L’ipotesi di Bachofen è che antiche civiltà preistoriche del mediterraneo fossero accomunate dal culto diffuso della Dea Madre e da rituali connessi alle caratteristiche di fertilità e fecondità della Dea. Tali culti sarebbero poi confluiti nelle susseguenti emanazioni della Dea, di volta in volta sotto le sembianze di Ishtar in Assiria, di Iside egizia, di Lilith ebraica, di Demetra greca, …
Le implicazioni da un punto di vista politico e sociale, secondo Bachofen, di questa sua scoperta determinerebbero l’ipotesi di uno sviluppo di società fondamentalmente matriarcali nell’area mediterranea, antecedenti ad ogni società patriarcale.
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Interessanti, tuttavia, anche le conseguenze da un punto di vista cultuale e della rappresentazione del femminile. Simbolo della ciclicità della vita, elemento generativo e corruttivo al tempo stesso (una ciclicità rappresentata dai serpenti nell’iconografia di Ishtar, ad esempio) Origine e fine del mondo.
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Coincidentia oppositorum eraclitea, eterno ritorno Nietzschiano. Aspetto rassicurante, sensualità accennata ed, al contempo, elemento generativo e materno fortemente accentuato nell’icona simbolica originaria di Courbet
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Fascino perverso, pericoloso, assassino nel femminile mai così fatale, che risucchia senza speranza (buco nero par excellance) in una morte vivente la vita. Alfred Kubin così riscoprì il femminile, oltre Bachofen, consegnandolo finalmente all’Arte Nuova …
























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