Nel pieno della noia che circonda la mia esistenza in questo periodo, mi sono infin risolto a leggere un testo che da tempo pendeva da uno scaffale della mia libreria (di Europa, come è denominata quella parta della Biblioteca), minacciando di cadere e, di conseguenza, di obbligare il sottoscritto ad intervenire, possibilmente leggendolo. Il libro in questione in verità è una antologia di testi sulla storia dell’Arte, come quasi ogni testo che abbia l’ardire di trovarsi in “Europa”.

Coraggiosamente, senza farmi ulteriormente intimidire da fisiche newtoniane o da evocazioni di mistiche Spade greche, ho afferrato il volume e ne ho letto alcuni saggi. Uno di questi, redatto niente meno che Maurice Denis nel 1898, tratta di un argomento invero assai spinoso. Nell’ambito della Estetica Simbolista, del cui movimento Denis stesso fece parte sia come artista, e dunque poieticamente, sia come teorico del movimento. In questo breve testo, Denis si occupa di una particolare forma simbolica, non relata ad una qualche espressione geometrica od astratta, ma correlata ad una particolare forma di linea, quella dell’espressione del volto. Linee che si sviluppano dagli angoli della bocca, dal contorno degli occhi, dalle rughe corrucciate della fronte, dalle fossette sulle guance, dalle occlusioni delle palpebre che donano agli occhi espressioni di volta in volta gravi, felici, terrorizzate, melanconiche …

Così Denis rintraccia in due geni della pittura, come Leonardo e Rembrandt, la straordinaria capacità di rendere l’ambiguità dell’espressione facciale e, dunque, di caricare le linee del volto di eccedenti significati simbolici.

Una tradizione che lo stesso Denis cercò di vivificare, marcando ancor più l’uso di linee ed elementi geometrici semplificati (assieme a larghe campiture di colore, come caratteristica tipica del suo stile), volendo dunque cogliere l’essenza dell’espressione simbolica:

Altri maestri Simbolisti usarono il loro potenziale stilistico per la medesima finalità:

L’espressione diviene l’elemento simbolico dominante nell’ambito della composizione, fino a render insignificanti ulteriori dettagli. La complessità dei significati mistificati dall’espressione è talmente vasta da esser sufficiente per se, anche nelle produzioni di autori simbolisti le cui “foreste di simboli” sono tra le più ricche in assoluto. Jean Delville:

E, soprattutto, il Maestro indiscusso dell’ambigua espressione simbolista: Fernand Khnopff …

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