Simbolismo è apertura: e non al significato, come lo è l’allegoria.

Il simbolo non apre la porta all’irruzione del significato ma, in vece, esso dischiude inaudite potenzialità di interpretazione da parte del percepiente.

Il Simbolo è faticoso, e non solamente per chi lo concepisce, lo accarezza, ed infine lo mostra: ma il pericolo è il mostrato, e la fatica diviene titanica da parte di chi, impattato da esso, se ne voglia nutrire. Il simbolo, negli occhi del percepiente, conflagra come un enorme mare imbizzarrito: esso rende nervosi e mantiene svegli, irrequieti come lo sono gli assidui bevitori di caffè.

La linea simmetrica è calmante perché si riflette, non lascia spazi a novità od a sposizionamenti. Ciò che è simmetrico è commensurabile, intuibile, ricostruibile senza sforzo da parte del percepiente.

Differente il caso di linea mancante di simmetria, ovvero senza possibilità alcuna di essere totalmente com-presa (considerata completamente, nel totale insieme di ogni sua possibile declinazione).

La riconoscete: è proprio questa, la linea Art Nouveau. Simbolica nella sua astratta fuga dal rappresentato, svincolata da ogni naturalismo rappresentativo, nella quale non vi è presente alcun residuo di significato. La linea Art Nouveau non costituisce alcun segno, non fotografa e non cita, è antinarrativa, è metastorica, non descrive, non si conforma, come fosse un delicato abito di seta, alle forme del corpo che avviluppa. Non c’è alcun corpo descritto da quei tratti sinuosi, e la loro femminea delicatezza è prodromo di una altrettanto femminea ferocia guerriera.

La linea Art Nouveau è quanto di meno platonico possa esservici nell’arte: essa non è copia di copia, poiché non è copia di alcunché. In essa non troviamo le rappresentazioni naturali, ma percepiamo le forze intrinseche che generano quelle forme. La linea Art Nouveau possiede in sè la forza dell’artista che le ha tracciate, l’energia creatrice che fa di esse un’arte che si ri-genera, e non imita, un’arte del dirsi sempre nuova, e non già del detto (o scritto) su tavole colossali, su tavole di pietra eterna. E’ un eternamente, e non un eterno.

E, dunque, ci vuole una forza folle per sostenere l’impatto estetico con quell’a intensa energia simbolica. Di più. L’opera rigenerativa che il simbolo astratto e non-formato della Linea Art Nouveau necessita di uno sguardo che non solamente la contempli, ma che ne sappia cogliere l’energia per lasciar continuare quei flutti arricciati nelle imprevedibili direzioni e movimenti del sinuoso tratto. Uno spettatore che non aspetti, ma che sappia coinvolgersi in quelle linee, che se ne lasci trasportare, oltre, eccitare ed esaltare.

Linee fitomorfe, che ingabbiano e stritolano come serpenti chi non abbia l’ardire e la conoscenza di comprendere che l’energia che ha dato origine a quella linea è costituita dal medesimo elàn vitale dell’essere umano che ancor abbia volontà di godere, di godere del bello. Come scriveva D’Annunzio:

La sua bellezza non mi stanca mai: mi suggerisce sempre un sogno

Continuare quelle sinuose linee senza mai completarle, poiché la forza che ne ha scaturito il getto è potenza vitale, una vita eraclitea, rinvigorita nella continuata presenza.

La linea Art Nouveau davvero mal si adatta a spettatori parvenu o critici di mestiere: essa evoca terribili forze oscure, agghiaccianti come urla di Erinni, sinuose e fascinose come sguardo di Atena. Queste linee così pericolosamente femminili sono baci rubati dalle bocche dei Risvegliati e degli Esteti …

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