Una delle più controverse vexata quaestion nella storia dell’Arte fin dè siècle, è costituita dal rapporto tra il cosiddetto estetismo, vera e proprio fondamento teorico ed estetico, e gli sviluppi dell’estetica della linea Art Nouveau. In più: se si considera la Secessione austriaca in particolare, costituisce un punto cardine della definizione dell’estetica secessione l’influenza delle produzioni di Kunstgewerbe della scuola di Glasgow, e di Rennie Mackintosh in particolare, e delle raffinate illustrazioni in bianco e nero di un Aubrey Beardsley o di un Selwyn Image su produzioni che spaziano dalla Kunstgewerbe Schule di Vienna fino all’estetica Wiener Werkstaette. Tuttavia, a mio avviso, rimane da indagare quanto, anche da un punto di vista teorico, un ulteriore contributo d’oltre Manica sarebbe stato destinato ad esercitare un definitivo e determinante influsso sui fondamenti teorici della Secessione Viennese. In particolare, rilevo come due dei maggiori teorici dell’Art Nouveau austriaca, Hermann Bahr e Ludwig Hevesi, conservino questo particolare legame teoretico con i fondamenti dell’Estetismo inglese.

Leggo e traduco Ludwig Hevesi, il quale, nella fondamentale raccolta di articoli e saggi brevi intitolata “Acht Jahre Secession” scrive:

La Vereinigung Bildender Kuenstler Oesterreich è principalmente una Kampfgesellschaft (una Società Guerriera) che conserva come proprio campo di battaglia l’Arte stessa. E tale battaglia non si connoterà di sterile polemica, ma, al contrario, sarà come suo proprio una finalità artistica. Quella di risvegliare gli occhi delle masse e far sì che essi si aprano e contemplino e comprendano gli sviluppi dell’arte giovane.

Le masse diseducate alla fruizione ed al riconoscimento del gusto, alla appercezione del bello. La Secessione non costituisce, dunque, un elemento di polemica o rottura con la tradizione del passato, con una estetica ritenuta vetusta e superata. La Secessione ha come proprio un fine meramente estetico, proponendosi come veicolo di una sensibilità sconosciuta, come una sorta di sileno pronto ad elettrizzare, talvolta scandalizzando, i dormienti ed assuefatti occhi dei più, per consentir infine loro non solamente di apprezzare la nuova arte, ma soprattutto di liberare la naturale umana tendenza al godimento del bello.

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Ancora Hermann Bahr, in “Secession”:

Se si considerano le secessioni di Parigi e Monaco, risulta evidente come quelle siano in deiretta contrapposizione alla Vecchia Arte in nome dell’Arte Giovane e Nuova. In questo senso si potrebbe dire che essa promuove uno scontro fra modernità contro la tradizione, o più modestamente: giocare una lotta per una nuova tecnologia, o innovazioni ancor non accettate: un tentativo, la moda di oggi contro la legge eterna. Ma pur sempre una controversia nelle arti. Entrambi gli avversari volevano servire la medesima cosa, la bellezza mediante l’unico mezzo con cui la potevano comunicare. Artisti  contro altri artisti. E ‘stata una battaglia delle scuole, le dottrine, di temperamento. Tutto questo non ci appartiene. Noi non argomentare contro la tradizione, dato che non ne abbiamo nessuna. Non è tra l’arte antica e nuova, non intendiamo discutere su come cambiare l’arte.  Al contrario, la Secessione si interesserà dell’arte stessa. L a nostra associazione dirime ogni dubbio, "rinuncia alla battaglia contro il vecchio, ed essa stessa rinuncia a chiamarsi moderna. Ill punto vero sarà il seguente: "contro i meri produttori, noi vogliamo essere artisti! Questa è tutta la controversia: o Business o l’arte, è la questione della nostra secessione.

La secessione dunque si propone portatrice di un nuovo modo di concepire l’arte, ancor più ed ancor prima di un nuovo modo di fare arte. E per i secessionisti, lo scontro esiziale è tra l’artista al solo servizio della Bellezza, ed il commerciante, al soldo di mecenati più o meno interessati, schiavo delle imposture del gusto borghese. Non è l’arte ad essere vecchia, al limite lo è l’artista, caduto nell’oblio della bellezza, non più in grado di lasciarsi avviluppare dall’estatico abbraccio della bellezza, potere eccitante e taumaturgico. Eco del campione dell’estetismo, Pater Walter, il cui pensiero è posseduto e veicolato dalle parole dell’Epicureo Mario:

Tutto questo è servito, come ha capito in seguito, in una sola volta a rafforzare e purificare una vena certa di carattere in lui. Sviluppare l’ideale, pre-esistente , di una bellezza religiosa, che MArio accumunerà in futuro con lo splendore meraviglioso del tempio di Esculapio, come si rese conto su di lui quella mattina della sua prima visita – Si è sviluppata in questo un ideale legame con un vivace senso del valore della salute mentale e corporea. E questo riconoscimento della bellezza, una estetica che mediante il bello veicolato dai sensi dona  salute al corpo, una sorta di influsso moralmente salutare, liberando le tendenze meno desiderabili o pericolose di alcune fasi del pensiero.

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