Archive for the ‘Arte Pericolosa’ Category

Giornata dedicata alle letture, ieri. Pur non riuscendo più a ritrovare la mia copia dell’Atalanta Fugiens di Michael Maier, mi sono comunque dedicato a letture alchemiche tra le quali il Rosario Alchemico di Arnaldo da Villanova. L’accordo tra parti superiori e parti inferiori è tema principale del libello, come in generale della tradizione alchemica rinascimentale. La Natura come fucina e rappresentazione di un sostrato occulto sottostante. La ricongiunzione di visibile ed invisibile mediante l’Opera consente all’Alcimista di poter sbirciare nel Giardino deiFilosofi e di contemplare la giunzione del visibile con lo spirituale.

Curiosamente, evocativo di tali tematiche, il pittore americano simbolista James Abbott McNeil Whistler di cui annoto questo semplice aforisma: "[Arte] è desiderio di vedere".

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Abbandonato ogni atteggiamento naturalista, che pur accompagnò lo sviluppo dell’artista americano nei primi anni della sua carriera, Whistlerintuisce perfettamente l’esprit du symbolisme per il quale l’arte non si produce a seguito dell’esperienza visiva. L’Arte simbolista, al contrario, consegue da una volontà e di essa è frutto, volontà di vedere l’Oltre, di indagare i propri incubi, di osservareil volteggiare di una piuma per imbottigliarne, nel colore e nel gesto pittorico, l’intima ed arcana essenza. Alla vista, dunque, l’autore simbolista preferisce la visione, che non è mai registrata nè, per dirla con Carmelo, recitata, ma è sempre una esperienza orale, transeunte, scomposta, lisergica.

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L’artista, dunque, indagatore primo del Mistero, il cui solo metodo è meta-sillogistico e si chiama inganno. In fondo, artisti ed esteti, costituiscono i Bambini Difficili su questa terra nera. Donare occhi adatti alla visione a chi sa solo vedere non è facile intrapresa: tuttavia un aiuto lo possiamo anche concedere. I due software allegati a questo post intendono proprio indurre esperienze lisergiche a persone sillogistiche. Potete scaricarli qui:

http://www.szecesszio.com/maps/wow.exe

http://www.szecesszio.com/maps/Virtual_LSD_for_Windows.exe

Grecia, testa risalente al periodo di Pericle – vs -  Franz Von Stuck, Testa di Medusa

DSCF0046  MedusaStuck

Un dipinto nella sezione dedicata all’arte olandese, nel periodo tra il XVI e il XVII secolo:

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Il gesto delle mani, sul seno e sul capo della figura maschile genuflessa,  l’espressione del viso, sono elementi che ricordano morbidi gesti rituali legati a certa iconografia mariana. Una Madonna con bambino di Artemisia Gentileschi, la spettacolare Tempesta di Giorgione (attenzione ai gesti della madonna con bambino):

Madonna-and-child-Gentileschi GiorgioneTempest

Eppure la scena nel suo complesso pare anticipare  iconografie tipiche dell’arte fin-de-siècle, quando il femminile viene rappresentato anche, come è noto, nei suoi aspetti più erotici e demoniaci. In particolare, il volto dimesso e quasi melanconico della figura femminile, ricorda un dipinto di Giovanni Segantini, peraltro ubicato nello stesso Museo delle Belle Arti Magiaro:

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MA è soprattutto nella genuflessione del personaggio maschile innanzi alla donna, che richiama alla memoria una delle icone dell’iconografia della Femme Fatale e dell’Eterno Femminino. Eterno Femminino, appunto, L’eternel idole di Auguste Rodin …

Come al solito, nessun effetto speciale dietro questa foto, scattata un paio di giorni fa vicino alla Erwin Szabo Library.

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Le sovrapposizioni qui sono molteplici. Dapprima, sovrapposizioni cromatiche. Il buio serale è sfondo ideale per la linea tangente verde fluorescente che taglia, fendendola, l’immagine di tre/quarti. In realtà, questa retta è la parte visibile di una stazione di servizio (benzina …) ubicata proprio dirimpetto al palazzo che ospita le sale della biblitoeca. Lo scuro si amalgama bene, e dunque solamente il neon fluorescente che corre lungo la tettoia della piazzola risulta illuminata.

A sovrapporsi, i colori ben più miti e caldi delle lucidietro le finestre. L’ambientazione itnerna, con dominanti sul giallo ocra, regalano una colorazione leggermente anticata che, dunque, ancor più contrasta con la sensazione decisamente  moderno-contemporanea data del neon fluorescente.

Oltre al colore, la forma. Rigidamente diritta quella del fendente, quando dalle finestre si intravedono ottocentesche neoclassiche forme curvilinee. Quasi che il poltergeist che ha disposto la foto nell’attimo della sua cattura fosse straordinariamente bene informato di quanto il contemporaneo abbia smarrito della morbidezza di quell’arte passata. Sarà ardua smentire l’ectoplasma, ma ci proveremo …

EQuesta sera ho finito di lavorare, o almeno me ne convinco. E sono particolarmente bravo. Una sola luce in tutta la casa, la finestra, ed una sola luce anche da lì.

DSCF8671  La mia Fuji, adorata  macchia nera nella mia mano, protesi oculare pronta e feroce come un coltello a strappare brandelli di visioni. La visione non è come la vista. Vediamo tutto ciò che passa innanzi ai nostri occhi. Come il profumo non può fare a meno di insidiarsi nelle nari, così adochhiaperti non possiamo evitare di vedere. Ma la visione, be, quella è ben più rara. Solamente ciò che non solamente è visto, ma viene anche strappato dall’oggetto percepito per divenire parte del proprio bottino estetico. Ladri impenitenti, e l’artista è il più ladro di tutti, e l’esteta il più ladro tra gli artisti. L’artista prende spunto l’esteta, genio senza talento, prende e basta. Come diceva Carmelo, fa quel che può …

Questa visione fuori da HArsfa utca nera come solo l’inverno sa essere, è come una Madeleine avvelenata. Il rosso di quella finestra, una sola luce, rossa, rossa come la passione che mi donò la vita, come il furore di colei cui la dedicai, come il sangue del dopo. L’arte è rosso e nero. Leggevo Ludwig Hevesi, che riscontrava proprio queste caratteristiche cromatiche come salienti dell’opera di nostro fratello Ferdnand Khnopff. 100_6244Oltre l’azzurro aveugle degli occhi impossibili.  Rosso arancio. Sopra la terra nera, ciò che si ama, lo struggente canto di Saffo. Sopra la terra Nera il Rosso, ironico, proprio ciò che si ama, che si è amato, che si ama … Un rosso che ha lo sguardo bambino di rocrdi recenti, e che solamente pochi tratti neri bastano a rievocare.

Ma la Terra quando è così nera diviene completamente informe. Il monòcromo livella le vibrazioni cromatiche, e con esse pure le forme.

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Disinforma.

  Ed è così facile scavare dentro esso, ancora a fondo, e sempre nero. Ma quel rosso ci perseguita anche se nella disinformazione del nero esso non è, ovviamente, presente. Esso non è presente, non è innanzi ai nostri occhi, il che rende la situazione, se possibile, ancora peggiore. Esso è sentito ancor che non percepito. Il rosso  è una strega che alberga nelle nostre più incisive visioni. image-2E’ una strega che soffia e sussurra, che scuote come il vento il mare.

E’ una strega che ci sveglia e ci addormenta, che ci sa suonare le musiche che danno malinconia, che si fa costante portatrice di pathos, del patire, che ci distrugge, che ci fa bere, ci fa bere, che ci fa danzare e poi sprofondare ancora nella terra nera. Un odore che impariamo a riconoscere ed ad odiare, tanto è presente, tanto fa male.  Una strega che ci martella il cuore, che prepara per noi sabbath infernali, che fa cadere lacrime trasparenti che bagnano la nera terra, la vivificano come Urano evirato, e ne fanno nascere, ancora, rosso. E’ una strega che ci induce sovrumani silenzi e sofferenze, è la strega che oscura le nostre risate e che ci fa volere sempre oltre. E’ la strega che ci donò tutto questo, la strega che ci donò il colore rosso, che ci ha fatto ri-nascere per vivere per ciò che si ama …

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Il colore, che strano rimbalzo. Il colore non è un qualche cosa di immediatamente esperibile, di concretamente tangibile, come una finestra, un pezzo di legno, un bicchiere, un mattone … Il colore, piuttosto, si informa, letteralmente, prende una sua propria consistenza formale da precedenti rimbalzi di luce. E, tuttavia, il colore è un informale formante: esso costituisceun efficace caratterizzante delle forme esperite, fino a contraddistinguerle, a risultarne talmente intrinseco da non potersi disgiungersi dalla forma nella memoria del percepiente. Il colore è un fondamentale dell’arte proprio per questo suo ruolo evocativo, evocativo della forma soggiogata o, meglio, da esso avviluppata

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. Una luce al neon  sprigionata da un solarium nel palazzo di fronte, avviluppa e caratterizza, rende unica l’esperienza di questo palazzo, a poche decine di metri dalla stazione di Nyugati, Budapest ovviamente.  Tale impatto cromatico caratterizza l’edificio fino ad imprimersi nella memoria estetica dell’osservante  come esperienza visuale unica e cromaticamente caratterizzata (dal blu, in questo caso). Il giorno seguente, al mattino, difficilmente un osservatore non abituale potrà ricollocare geograficamente correttamente l’edificio. L’esperienza visuale accade in un tempo, e quel tempo  viene caratterizzato dalla luce. Rapporto tra luce e tempo nell’esperienza estetica, da approfondire.

DSCF6875 Banale, il cartello illuminato che muta la percezione che dello stesso ha l’osservatore rispetto alla versione diurna.  Il colore, la luce dei fatti. Il fatto estetico è metastorico, non avviene per circostanze, ma accade nell’attimo. Quel m omento in cui il soggetto osserva e si impressiona. Il colore è uno di quegli elementi essenziali che imprime questi momenti e che caratterizza, inequivocabilmente e indipendentemente, l’esperienza estetica del qui ed ora. E, così,la stazione Occidentale è quell’edificio rosso là in fondo o, no un momento, è quello giallo, un momento, un momento, e così via …

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Nessun idolo è scolpito in una pietra talmente dura ed impenetrabile da resistere alla forza della Linea, al suo fascinosinuoso e femmineo …

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Ferdnand Khnopff vs Otto Eckmann

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